Nell’ultimo articolo ho spiegato come si può stravolgere una foto in maniera estremamente rapida, semplicemente sostituendo il cielo.

Le nuove potenzialità di software come Photoshop consentono oggi di “resuscitare” immagini che fino a poco tempo fa avremmo cestinato senza pensarci troppo. Cambiare un cielo è solo una delle cose più semplici.

“Fammi più magra… ehh!”.

“…Tanto poi c’è photoshop!”.

Se avessi 1 euro per tutte le volte che ho sentito queste frasi, sarei ricco.

Davanti a tutta questa potenza di manipolazione dell’immagine, però, viene da chiedersi: è ancora fotografia?

La risposta non è così scontata. Dipende cosa si intende per fotografia.

Una fotografia, secondo me, è l’interpretazione personale di un particolare momento, situazione, persona, oggetto. Un singolo scatto, un momento decisivo, per dirla alla Cartier-Bresson.

Il fatto che io possa modificare pesantemente una foto non vuol dire, però, che debba anche farlo.

Faccio un esempio.

Io mi occupo di fotografia di matrimonio ed eventi ma anche di interni per hotel e settore immobiliare. Sono due tipi di fotografia totalmente diversi, sia come soggetti fotografati che come flusso di lavoro.

Le mie foto di un evento passano raramente per Photoshop. Quasi sempre è sufficiente la regolazione di colori e contrasti in Lightroom.

A volte le foto si ritagliano un po’ ma si rimane nell’ambito della post-produzione. Mi rifiuto di fare altro che non sia una semplice regolazione della realtà registrata dalla fotocamera.

Se però inizio a cancellare elementi “indesiderati”, già quella diventa una foto diversa. Se poi tolgo qualche difetto alle persone ritratte, allora sto anche falsando la realtà delle cose. Divento un truffatore.
Voglio dire: un conto è cancellare un sasso dalla strada, un altro conto è cambiare i connotati di una persona o far trasformare un pomeriggio uggioso in un bel tramonto.

Le foto di interni, invece, nella maggioranza dei casi subiscono pesanti manipolazioni, diventano “composit”, fotografie composte da più pezzi provenienti da immagini diverse.
Tuttavia, il senso di queste manipolazioni – almeno, nelle mie intenzioni – è quello di far ritornare la realtà così come la vedono gli occhi, ovvero molto meglio di una fotocamera moderna. In questo campo ci si scontra con i limiti del mezzo perché allo stato attuale non posso far risaltare una vista mare e allo stesso tempo avere l’interno perfettamente esposto con un solo scatto. Necessariamente, mi servono diverse foto da unire poi con varie tecniche di fusione, hdr o altro.

Ecco, proprio l’aderenza alla realtà, a mio parere, dovrebbe essere il limite che separa una fotografia da qualcos’altro. Se il senso della scena ripresa non cambia, si tratta di una foto, altrimenti non lo è più. Diventa un’immagine generata al computer, la cosiddetta “CGI”, un lavoro di grafica.

Il problema grosso – enorme – che affligge il nostro tempo è che ormai i mezzi di manipolazione sono talmente potenti e alla portata di tutti che si fatica a distinguere la realtà dalla “fiction”. Chi la guarda, guarderà comunque tecnicamente una foto, ovvero un insieme definito di pixel.

Un esempio lampante del fatto che oggi si fa fatica a distinguere il vero dal falso è avvenuto qualche giorno fa. Sui social girava una foto della pallavolista della nazionale italiana Paola Egonu, dove si notava l’atleta impegnata in una scena di gioco, in un salto francamente irreale. Eppure, quella foto è stata presa ad esempio per esaltarne le doti sportive, anche da giornalisti autorevoli. Peccato che fosse palesemente taroccata, come si può notare osservando le due foto che seguono.

Allo stesso modo di chi produce “fake news” ci sono i produttori di “fake images” e chi guarda deve stare sempre più attento a non cadere nelle loro trappole.

In ultima sintesi, credo che, alla fine, tutto stia nell’onestà intellettuale di chi produce immagini. Si può creare una foto reale usando più foto come anche una finta da un solo scatto!

Tu cosa ne pensi?